St. 1 ep. 2 “La prima storia”.

Solitamente il “processo di iniziazione” di un giovane gay inizia diversamente… Di solito si comincia con una cotta per il compagno di banco, poi con le prime avventure sessuali, che più che altro sono tragiche esplorazioni in un campo di cui non si era per niente a conoscenza. Dopodiché, ci si trova catapultati in quella che può definirsi “la prima storia seria”… E infine, ma capita di rado, il coming out, prima con amici, poi con i genitori. Spesso va così, ma a me è successo tutto il contrario. La consapevolezza di chi ero e di quello che volevo c’era, ma il filo cronologico di come tutto si è svolto…, beh, era completamente ribaltato. La precoce scoperta di essere gay, il primo amore, il coming out con i genitori prima e con i compagni di classe poi, e infine la prima “storia seria”.

Ottobre 2000. Con i soldini che ho messo da parte durante l’estate mi compro un modem, ed entro nel mondo virtuale di internet. Il computer lo so usare bene, e per intuizione riesco a capire come navigare; così comincio a destreggiarmi tra posta elettronica, chat e community. Una sera conosco Matteo. Non è da molto che chatto, ma già intuisco l’andazzo generale… Si scambiano proposte di carattere sessuale in pubblico, ma molti ragazzi riescono a discutere di tutto e di più senza problemi. Mentre scorro la lista degli utenti online, mi si apre un poop privato e Matteo si presenta. E’ di Milano, ha 30 anni, lavora in un centro giovanile. Nasce subito una grande simpatia. La cosa che suscita problemi in entrambi è la differenza di età. Matteo è giovane, ma io lo sono ancor di più: ho solo 18 anni! Superiamo questo scoglio chiarendo che lo scopo della nostra conoscenza è solo l’amicizia, che nonostante la simpatia è meglio che non ci sia niente di più. E invece… Matteo, dopo qualcosa tipo 3 settimane, dichiara di essersi innamorato del sottoscritto, di non poter far più a meno di me; che le ore in chat e al telefono non bastano più. E io che faccio? Decido di incontrarlo; nonostante non provi l’amore che Matteo mi ripete continuamente, lo faccio. E’ il 19 novembre e fa parecchio freddo. Ci incontriamo alla stazione di Varese… Il primo impatto mi sembra un po’ deludente: siamo impacciati e fisicamente Teo non è nemmeno tutto questo splendore. Il ghiaccio è duro da rompere, ma alla fine, per istinto di sopravvivenza sociale, si scioglie, e cominciamo a comportarci come vecchi amici. Lo porto ai giardini di Varese e l’atmosfera è decisamente più rilassante. Parliamo di tutto e di niente… Parliamo della chat, degli utenti con cui chattiamo regolarmente quasi ogni sera, ridiamo delle stranezze di un mondo che però ci ha unito. E infine ci sediamo su una panchina accanto ad un laghetto artificiale. Nonostante il freddo, ci sono ancora i cigni… Teo si siede sulla panchina, e io mi metto davanti a lui. Lo guardo e gli chiedo se è davvero innamorato di me. Lui arrossisce e accenna un sì. Poi, non so come, avvicino il mio viso al suo e gli chiedo: “Vuoi sposarmi?”. Teo, ridacchia nervosamente, ma la risposta è “Si”…

A pensarci ora, credo sia stata l’unica volta in cui per primo, ho preso l’iniziativa di baciare qualcuno per la prima volta. Teo e io ci siamo messi insieme. Sei mesi dopo è finita.

 

 

St. 1 ep. 1 “Gay e felice”.

Non saprei dire quando tutto ha avuto inizio… Forse, quando da bambino guardavo gli amici di mia sorella giocare a calcio… Non giocavo mai a pallone, ma stavo la, appollaiato sull’erba a guardare quei ragazzini che si rincorrevano, che si sgambettavano, che si facevano anche male… e senza capirne il motivo. Ero attratto da loro, ma non capivo perchè.

Quando capii il concetto della parola amore, tutto mi fu più chiaro. Cominciai a vedere più televisione di quella che un bambino dell’età di 9 anni avrebbe dovuto, e fu proprio il tubo catodico a darmi un’idea di quello che da grande avrei voluto realizzare.

Mentre i miei coetanei sognavano di diventare calciatori, astronauti, piloti di F1 o supereroi vattelapesca, io sognavo di accasarmi con un fidanzato… Patetico ma reale! Fortunatamente non confessai a nessuno di questo mio desiderio, anche se non sapevo che tutto questo avesse un nome… Qualche anno dopo, nemmeno troppo tardi, l’ho scoperto… E non mi sono nascosto.

16 Gennaio 1997 Ho quasi 15 anni e frequento il primo anno dell’IPC Turistico di Varese… A scuola vado bene: adoro l’inglese e il francese, vado bene in letteratura, in scienze, in tecnica turistica e addirittura in educazione fisica. Diritto mi da qualche noia, ma sono quasi uno studente modello. Sono timido e ambisco a una sorte di anonimato sociale a scuola. Parlo con poche persone e ogni tanto vengo preso per il culo dai miei compagni di classe… Normale…

Quel giorno esco da scuola in ritardo, perchè l’ultima ora di lezione mi vede prescelto per una lunghissima interrogazione di tecnica turistica che mi tiene inchiodato al banco fino al suono della campanella. Quando esco dalla classe mi scontro con qualcuno… Mi giro e ho un colpo allo stomaco… Non era un ragazzo bellissimo… Pallido, età apparente 14/15 anni, fisicamente pienotto, lentiggini, biondo, occhi azzurri, sguardo un attimo da ebete… Lo fisso con l’aria da lontra per 2 secondi, gli sussurro a occhi bassi un “scusa, sono di fretta”, e scappo via, veloce come il vento a prendere il pullman per tornare a casa… Il 16 gennaio 1997 mi scontro con il mio primo amore: Michele.

Si sa come vanno queste cose… Succede come tra gli etero… Sguardi durante l’intervallo, struggimenti sentimentali, domande fondamentali e ovvie (a sè stessi, ovvio: “SARA’ GAY ANCHE LUI?”)—> questo succede solo ai gay però! Naturalmente Michele si rivela essere etero e io dopo qualche anno (3), supero la cosa e passo oltre.

Novembre 1998 Non ho mai avuto paura che si scoprissero i miei gusti sessuali. D’altronde consideravo la mia omosessualità qualcosa che in realtà c’entrava poco o niente con il sesso. Mi consideravo gay per quello che sentivo sentimentalmente. Mi ero innamorato di Michele. Lui è un ragazzo, io anche: sono gay. Semplice, no?

Quell’anno succedono diverse cose… Vado in Inghilterra grazie ad una vacanza studio regalatami da mio papà, a Southampton festeggio il mio 16° compleanno, qualche mese più tardi perdo la verginità e a novembre i miei sanno ufficialmente che sono gay.

I miei genitori si sono separati quando io avevo 11 anni e mia sorella 14. Le cause della separazione preferisco non dirle ora, ma mentre io continuo a vedere mio padre, mia sorella preferisce non vederlo più. Quindi nonostante il mio nucleo familiare si spezzi, continuo ad avere un papà e una mamma su cui contare.

La situazione è assolutamente normale. Ogni sabato e domenica vado a casa di papà, a Gallarate; nel frattempo scopro che a Milano ci sono locali gay, dove tanti ragazzi vanno a ballare, e così decido di esplorarli. Mio papà si insospettisce e mi chiede come mai invece che andare a ballare a Milano, non vado a Varese che è più vicina… Gli rispondo evasivamente: lì le discoteche sono più grandi, più divertenti, ho parecchi amici… Palle. Varese non mi offriva niente in quel periodo… Mia mamma invece sa da tempo che sono gay. Scopre una lettera indirizzata a Michele in una tasca dei jeans che deve mettere a lavare…, ma non dice niente. Una sera, come se niente fosse, mi chiede: “A te, piacciono i ragazzi?”, e io, un po’ timoroso rispondo: “Si, perchè?”… Il discorso finisce lì, ma mio padre continua ad insospettirsi delle mie fughe a Milano e comincia a litigare con mia madre… Chiede se lei sa qualcosa… se frequento cattive compagnie… se mi drogo… (ma dimmi te)… Alla fine lei si arrende: “Tony è gay!”. La prendono sul ridere… Tutto quello che mi dice mia madre della conversazione che hanno avuto è questo…

Ho dei genitori palermitani, con una mentalità aperta che hanno accettato la mia omosessualità. Wow!